a cura di Domenico Posca

L’attuazione in sede giurisdizionale del DPR 177/15 recante le modalità di calcolo e di liquidazione dei compensi degli amministratori giudiziari dei beni sottoposti a misure reali di prevenzione ha, in questi primi anni, fatto emergere molteplici difficoltà interpretative . Abbiamo assistito alle soluzioni più fantasiose operate dalla giurisdizione con l’unico fine di ridurre al minimo gli importi liquidati e con il chiaro scopo di azzerare il rischio di ogni possibile rilievo erariale, disciplinare o di semplice opportunità . Senza considerare che compensi troppo bassi, inevitabilmente, finiscono per allontanare gli amministratori meglio organizzati, vanificando gli sforzi compiuti dagli inquirenti con gestioni inefficienti  e privando i più giovani delle necessarie esperienze formative e delle opportunità della co-amministrazione. Uno dei punti più controversi nell’applicazione pratica riguarda la norma di riserva contenuta nell’articolo 4 che attraverso aumenti e riduzioni consente di adattare il risultato derivante dall’applicazione degli scaglioni dell’art.3 della tariffa al caso concreto. Si tratta di una questione rilevante in quanto, nelle liquidazioni operate dalla giurisdizione, l’articolo in esame - e la fonte normativa primaria contenuta nell’art. 8 del D.Lgs. n. 14 del 2010 - viene spesso inteso e utilizzato in modo strumentale per operare tagli lineari. (continua)

Tre indizi fanno una prova. Il primo è un passaggio contenuto nella relazione conclusiva della commissione parlamentare antimafia del febbraio scorso (approvata all'unanimità da tutte le forze politiche) dove viene osservato che se da un lato il consenso culturale delle mafie si è ridotto nei contesti popolari, dall'altro è accresciuto nelle c.d. élite, chiamando in causa quella che viene definita area grigia o borghesia mafiosa cui appartengono i professionisti.

Un altro indizio è rappresentato da una ricerca dell'ateneo federiciano recentemente pubblicata dal titolo Mafie e libere professioni che, seppur con molta cautela, affonda il colpo sulle professioni liberali accusate di mettere a disposizione del crimine le proprie tecnicalità, fungendo da cerniera tra il mondo illegale e quello legale.

La terza - e ultima in ordine di tempo - esternazione è stata quella del procuratore capo di Catanzaro, Nicola Gratteri, secondo il quale…(continua)

Il cambio della guardia alla direzione dell'Agenzia nazionale dei beni confiscati, dove il prefetto Bruno Frattasi succederà a Mario Sodano, coincide con una importante novità: l'annunciata decisione di affrontare il problema della gestione delle aziende sottratte alla criminalità con un approccio unitario. Una sorta di holding controllata dall'Agenzia…(continua)

Il 6 luglio entrerà in vigore il decreto legislativo 18 maggio 2018, n. 72 sulla tutela del lavoro nell'ambito delle imprese sequestrate e confiscate in attuazione dell'articolo 34 della legge 17 ottobre 2017, n. 161 (pubblicato sulla G.U. n. 142 del 21 giugno 2018), che introduce misure di sostegno al reddito in favore dei lavoratori dipendenti di aziende sequestrate o confiscate alla criminalità organizzata e un particolare regime di "sanatoria" in materia di irregolarità contributiva.

Un provvedimento molto utile e orientato a risolvere problematiche ricorrenti nelle aziende sottratte alla criminalità e che avrà un impatto molto positivo sulle prospettive di mantenimento sul mercato di queste ultime.

La procedura si avvia su richiesta dell'amministratore giudiziario, previa autorizzazione del giudice delegato dopo l'approvazione da parte del Tribunale del programma di prosecuzione o di ripresa dell'attività dell'azienda presentato dallo stesso amministratore giudiziario ai sensi dell'articolo 41 del D.Lgs.159/2011…(continua).

Organizzato dal district manager di AGN Francesco Muraca

Se ne è dibattuto al Campus universitario di Germaneto in occasione del convegno organizzato congiuntamente da Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Catanzaro, Ordine degli Avvocati di Catanzaro e Ordine dei Giornalisti, Associazione Internazionale MCA e AGN, Network degli Amministratori Giudiziari, con il contributo di Ad Majora….(continua)

Commento di Eleonora Pergolari

Va compensato in forza delle tariffe professionali, e non già degli usi locali, il custode e amministratore giudiziario di una società sottoposta a sequestro preventivo penale. E’ quanto si evince da un’ordinanza della Cassazione, n. 14484 del 6 giugno 2018, con la quale è stato accolto il ricorso avanzato da un custode e amministratore giudiziario di una società e dal suo coadiutore, contro una decisione di merito. In questa, l'organo giudicante aveva ritenuto corretta la liquidazione del corrispettivo secondo gli usi locali, non riscontrando una base normativa per l’applicazione delle tariffe professionali relative alla qualità di dottore commercialista del custode.

Rispetto a questa statuizione, i ricorrenti avevano lamentato una violazione delle norme relative alla tariffa professionale dei commercialisti e in tema di liquidazione del compenso agli ausiliari del Giudice, evidenziando che…(continua)

Tra gli autori ci sono molti amministratori giudiziari facenti parte del network AGN. Un’opera caratterizzata da un taglio particolare, focalizzato sugli aspetti critici ricorrenti nelle gestioni di beni e aziende sequestrate. Il manuale si compone di 680 pagine, cinque parti e ventisei capitoli che ripercorrono le diverse fasi in cui si sviluppa una procedura di amministrazione giudiziaria di beni e aziende, dall’esecuzione del sequestro fino alla destinazione successiva alla confisca definitiva. La trattazione prende le mosse dai problemi operativi che quotidianamente vengono riscontrati da amministratori giudiziari, magistrati, avvocati e altri operatori, in una prospettiva volta alla sistematizzazione dei profili gestionali - di beni e aziende sequestrate - più controversi per individuare e proporre soluzioni efficaci ai problemi più comuni. Da quelli gestionali a quelli più marcatamente giuridici che si presentano nelle diverse fasi della procedura, anche alla luce delle continue novità normative e delle variegate prassi tribunalizie.

Prossimi Eventi: FORUM - Criticità Gestionali di beni e aziende sequestrate - Roma 28 Novembre 2018 

Incarichi giudiziari preclusi a professionisti e collaboratori che hanno rapporti familiari, personali e di frequentazione abituale con i magistrati. Queste le novità introdotte dal D.lgs 54/2018 in vigore dal 25 giugno. II decreto interviene a integrazione del codice antimafia modificato qualche mese addietro dalla L.161/17.

L'art.35 al comma 3 già prevedeva che non possono assumere l'incarico di amministratore giudiziario, né quelli di coadiutore o diretto collaboratore dell'amministratore giudiziario, il coniuge, i parenti fino al quarto grado, gli affini entro il secondo grado, i conviventi o commensali abituali del magistrato che conferisce l'incarico, né i creditori o debitori del magistrato che conferisce l'incarico, del suo coniuge o dei suoi figli, né le persone legate da uno stabile rapporto di collaborazione professionale con il coniuge o i figli dello stesso magistrato, né i prossimi congiunti, i conviventi, i creditori o debitori del dirigente di cancelleria che assiste lo stesso magistrato…(continua)

L’ordinanza n. 21487/18 della Cass. Civile Ord. Sez. 2 del 31 agosto 2018 consolida l’orientamento giurisprudenziale che sancisce l’illegittimità dei compensi ove tali da violare il decoro professionale, affermato già nel 2015 e nel 2016 dalla Corte di Giustizia Europea (sentenza 8/12/2016), dalla Cassazione (sentenza n. 25804/2015, ordinanza n. 24492/2016) e dalla Giustizia Amministrativa (sentenza TAR Sicilia n. 3057/2016, 334/2017 e TAR Lombardia n. 902/2017) che avevano ribadito quei principi anche codicistici che strumentalmente si voleva far credere fossero usciti dal nostro ordinamento in virtù di una previsione meramente regolamentare.

Le richiamate decisioni non sono quindi additive ma ricognitive ed esplicative delle norme vigenti, perché riconoscono il valore della qualità dell’opera e dell’affidabilità del professionista, presupponendo che il criterio dell’economicità della prestazione sia sì rilevante, ma non tale da tradursi esclusivamente nella limitazione della spesa. (vedi sentenza in sezione Compensi amministratori)

Oltre 17mila gli immobili confiscati e in gestione all'Agenzia nazionale. Molti di più quelli ancora nella fase di sequestro, stimati in almeno altri 40mila. Un patrimonio immobiliare immenso. Beni che, in base alle norme attuali, dovrebbe essere destinati a associazioni, attività sportive, scopi benefici ma che in realtà si trovano in condizioni che ne impediscono qualsiasi utilizzo. Inservibili e spesso senza alcun valido titolo edilizio.

In base alla legge questi immobili abusivi andrebbero abbattuti. "Pessimo stato manutentivo, tanto da risultare allo stato inadatti per finalità sociali o per qualsiasi altra destinazione funzionale, forieri di spese e aggravi in capo al bilancio della Città metropolitana, nonché di rischi per la sicurezza altrui." Questo il giudizio riportato nella recente inchiesta di Repubblica del 7 aprile che racconta dell'indagine della Procura della corte dei conti partenopea sugli immobili confiscati alla criminalità organizzata trasferiti dall'Agenzia nazionale alla Città metropolitana di Napoli…(continua)

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Il gruppo di professionisti esperti in amministrazioni giudiziarie riunito in un network finalizzato al miglioramento della gestione dei beni e delle aziende sequestrate.

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